I movimenti simili del soffuso

Riemprire un croll, dalle mie parti, significa scandire il tempo di una giornata. Buttar dentro i passi delle ore mentre camminano, sintetizzando quel che di significativo accade attorno a noi e scartando il resto. E' come la raccolta differenziata, con alcune controindicazioni in meno di carattere ambientale. Le parole inseguono se stesse in un vortice di cambiamenti continui e quello che si può leggere in questa striscia alla tale ora non sarà più così importante poco dopo.

Dall'altra parte c'è il correre, differente dallo scorrere. Il secondo movimento dà un senso di lentezza maggiore, adatto a fotografare l'identità dell'insieme. Il mondo corre, i pensieri scorrono. Piano, in taluni casi, così da poterli raccogliere e rigettare. Quando corrono, invece, fuggono come gazzelle e neanche la mente più rapida può catturarne il senso. E' come se l'Olanda di Cruijff ti passasse a fianco senza mai fermarsi. Di quella magia faceva parte Ruud Krol, un tulipano "italico", simbolo della velocità.

Anche se tutto ciò pare non avere un senso, con un sottofondo lo ha certamente di più. Ed è per questo che andrò a letto ascoltando Diana Krall. Temptation...

Cuscino

Stanotte non sono riuscito a dormire. Mi sono svegliato in quel limbo orario tra la notte inoltrata e il primissimo mattino, nel quale diventa complicato riabbracciare Morfeo una volta usciti dalla sua morsa. Perso nel dormiveglia, ad occhi chiusi, ho cercato un motivo per addolcire il buio, ridargli colore e chiudere in bellezza l'anteprima del dì successivo.

Ho pensato alle donne, ho sorriso e mi sono riaddormentato...

Il sottile confine tra il giorno e la notte

Ho appena scoperto il confine che divide il giorno dalla notte. Da bimbo, quando le distinzioni spuntavano senza andarle a cercare e le ore piccole iniziavano semplicemente con il buio, scindere il sonno dalla veglia era un processo naturale, come alimentarsi o fare pipì. Per me la notte era il momento in cui si smetteva di pensare. Lo spegnimento delle luci, naturali e artificiali, corrispondeva con la scritta "off" ben impressa nel mio cervello. Dormivo, dormivo finché potevo e quando mia madre mi veniva a svegliare facevo finta di dormire ancora.

Adesso i margini si sono decisamene offuscati. Per me la notte è il momento in cui non ho voglia di fermarmi, se non quando sto per crollare. E' la raccolta dei sogni sviluppati nel corso del giorno, sotto pioggia e sole, mentre faccio fagotto dei pensieri in fuga. Ingiustizia vuole che tutte le idee, o le migliori ispirazioni da giornalista-scrittore, mi vengano proprio quando sono sdraiato sul letto, senza un foglio o una penna a portata di mano. Come una puttana con la valigia, al mattino ogni desiderio elaborato in maniera un po' originale è scappato dalle lenzuola, lasciando il suo amante occasionale con una sigaretta da orgasmo una tantum.

Ecco perché la notte ha un inizio incerto, sebbene arrivi sempre, e una fine che può variare d'orario ma corrisponde scientemente al rimettersi in piedi. Quanto tale operazione sia dolce o meno, dipende da quello che ricordi delle ore precedenti e da quello che sai sul futuro. Nessun risveglio, però, ha un sapore migliore di quello che lascia una donna sulle labbra quando apri gli occhi.

France Au Revoir...

Il colore rosso ha una storia da raccontare. Nella gioventù di piazza, nel sangue delle sbucciature infantili, nelle cantine accoglienti di Italia e Francia. Ben presto, anni fa, ho capito che ne avrei inseguito il profumo.

Il rosso è quel che si punta quando il tuo occhio va a cercare il particolare. E' la donna che passa e che osservi senza voltarti, con il pudore di un bimbo che si ripara dietro la sottana materna; o quella a cui fischi in maniera impertinente, privilegiando l'evidenza della passione alla sottomissione di chi ammira estasiato. Rossa è la punta del fuoco, la voglia di rivincita che sale sfogliando un quotidiano. L'amore più puro, prezioso rubino attraverso il quale non passa lo sguardo.

E' allo stesso modo il colore del calice che si riempie, infiammando la gola una goccia alla volta. Le vene lasciano scorrere e il cuore ne controlla gli ardori, ma da un rosso così non ci si può distaccare.

GF

Il movimento ondulatorio del corpo è rilevante solo in funzione della stanza. Sento l'alcool viaggiare nei miei pensieri come se fosse la distorsione di una chitarra. Il mio incedere, caracollante, sa di ebbrezza come di riflessione e di sangue al pari di una ribellione. Questo è, se vi pare, il festival del caldo scorrere, come se avvertire un fremito per un composto di giuste addizioni, nel forgiarsi di una giovane crescita, potesse dirmi quale strada intraprendere. E' forte il clamore, feroce il caos, tanto che non distinguo ciò che si abbatte sulle mie ore da quanto invece pretendo che vi si imbatta. Come spiegare, per chi non ci vive, cosa spedisce la mia mente al corpo? Nemmeno la sera e le risate intrise nel luppolo sanno capire cosa voglio sperare e se non comprendo io quanto immagino, mi è difficile mostrare a chicchessia perché mi è caro il mio mondo perfetto.

Mezzanotte, davanti al mare. Seduti.

Lui: "...".
Lei: "...".

Il silenzio si misura in onde. Scroscianti, senza orizzonte, se ne vanno senza chiedere spiegazioni. Ti lasciano attonito a mirare il vento che le trascina. Lei si volta di mezzo giro, attende che il suo riflesso maschile colga il momento per fare lo stesso. Si accorge presto che non accadrà e abbassa lo sguardo, prima di riportarlo verso il fronte. Lui non muove un ciglio, ma allunga un braccio e con il mignolo cerca una stretta leggera. Si fa desiderare, la mano di lei, ma alla fine cede e lascia che le dita si arrampichino lungo le falangi dell'altro, fino all'unione dei palmi. La marea si alza, bagna i piedi in posizione conserta e sfiora la stretta di mezzo. Cala il tramonto ed è già l'alba di una nuova unione. Cosa resterà, quando con l'autunno i cavalloni si alzeranno e i granelli di sabbia saranno ridotti ad un pavimento per la marea, non è la domanda che cuore e cervello si farebbero in questo momento.

3... 2... 1... ciuff...

C'è bisogno di tempo per l'analisi. Si possono commentare gli eventi a caldo e affidarsi alla fortuna delle intuizioni, talvolta felici. Oppure si può entrare in profondità nello svolgersi delle ore, lasciando che i propri comportamenti vengano giustificati da un'operazione di razionalità e non dall'estro del momento.

I geni sono tali perché possono inventare qualunque cosa dal nulla. Chi si aspettava che Danilovic avrebbe messo quel tiro da quattro punti nella finale scudetto di qualche anno fa? Ma non tutti hanno il talento per farlo, altrimenti non saremmo in braghe di tela, affondati dagli sciacalli della finanza. C'è di che aspettare, temporeggiare e colpire quando l'occasione è propizia.

3... 2... 1... ciuff...